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Archivio annuale 2021

Educazione alla fantasia – Parent education – Un’esperienza rodariana (R.ec.ap2)

Il filo rosso dell’edizione di R.ec.ap 2, finanziato da Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e gestito dall’Istituto Figlie di Maria Ausiliatrice di Firenze è stata l’esperienza educativa di Gianni Rodari. Docenti, operatori ed educatori afferenti al progetto si sono formati sui suoi scritti e sulla sua pedagogia della fantasia con la ” Grammatica della Fantasia”, il ” Libro dei perchè”, ” Libro degli errori”. Il mio accompagnamento è stato meta-teorico e metodologico. Come passare con i bambini dagli scritti alla pratica? Quale attività di valore scegliere di fare con i bambini? Quali obiettivi e quali finalità condivise tra docenti, operatori e famiglie? Come uscire dalla logica di un progetto con un inizio ed una fine, per innescare piuttosto un cambiamento di paradigma metodologico nella stimolazione continua della fantasia e creatività nei bambini? Come aprire o rinforzare mondi e modi di possibilità?

I bambini da una parte infatti hanno un loro modo scevro da pregiudizi e costrutti artificiali per approcciare il reale, che è già potenzialmente artistico e di ricerca: una modalità fortemente filosofica di approcciare il reale come meraviglia e scoperta continua.

Tuttavia la creatività e la fantasia non sono fonti illimitate e immediate, ma è necessario non lasciare che si inaridiscano. Il bambino vive di continue intuizioni e cerca di colmare i propri perché con intuizioni creative. Non lasciare mai cadere nel vuoto la sua visione di mondo e il suo bisogno di essere contenuto e verbalizzato è una sfida educativa continua. L’iper-protezione e l’iper-realismo del genitore o delle figure di riferimento del bambino possono atrofizzare il suo lato creativo presentando un solo lato del reale. Il reale è piuttosto complessità non immediata, che si comprende vivendo e spesso a ritroso. Diceva Picasso che ogni bambino è un artista, ma il difficile è rimanere artisti quando cresciamo. L’esperienza genitoriale ed educativa con i bambini ci invita a fare continuamente ingresso con parti di noi dimenticate, atrofizzate ed entrare con il bambino in un mondo di immaginazione dove l’errore non è più un distanziamento divergente dal modo consueto di vedere, fare, accettare le cose come giuste o sbagliate, ma un universo di possibilità inconsuete. Nel libro ” Il cervello creativo”, Neil Pavitt riporta un esperimento condotto alla North Dakota State University in cui venne preso un campione di studenti universitari e diviso in due sottogruppi. Al primo fu chiesto: ” Immagina che le lezioni di oggi siano state annullate. Cosa fai? Cosa pensi? Cosa provi”? Al secondo fu chiesto ” Immagina di essere un bambino di sette anni e che le lezioni di oggi siano state annullate. Cosa fai? Cosa pensi? Cosa provi?”. Dopo qualche minuto di scrittura libera ad ogni partecipante fu chiesto di rispondere al Test Torrance della creatività e risultarono più originali e creativi gli studenti che appartenevano al gruppo dei bambini immaginari.

Il semplice fatto di assumere un atteggiamento mentale bambino ci rende improvvisamente più creativi.

L’esperienza rodariana come cornice e fondamenta di un’esperienza educativa. Perché? Per quanto Rodari sia intramontabile e possa piacere o meno nello stile, l’invito che ci fornisce è il cogliere in ingresso e in uscita il processo creativo del bambino, modulandone le risposte non in termini di efficacia performativa o di indicatori di risultato,ma di creatività. Il nonsense è in Rodari una prospettiva non consueta e non quotidiana sulle cose, uno sguardo che improvvisamente sovverte il ” si è sempre fatto così” per accedere all’unicità dei vissuti e delle restituzioni dei bambini, al loro atteggiamento emotivo verso la novità e il paradosso. Il bambino ha infatti bisogno di riferimenti e di riti in quanto punti cardinali verso cui poter sperimentare la propria libertà tutta intorno. In Rodari è proprio il sovvertimento di questi punti cardinali, da una parte a rinforzarli, dall’altra a far esperire al bambino una grande verità: il mondo è possibilità. Il mondo è apertura di possibile senza costrizioni.

In Grammatica della fantasia ad esempio ci sono alcuni spunti di ingresso in situazioni in cui dobbiamo perdere i nostri riferimenti consueti e descrivere itinerari di rotte non battute: “Immagina che un coccodrillo bussi oggi alla tua porta per chiederti del rosmarino. Che fare?”. In Rodari le parole fanno da attivatrici di molte aree del cervello, non solo quelle prettamente dedite alla sfera del verbale come Broca e Wernicke. Uno studio della Emory University in ” Brain and Language” riportato nel ” Cervello creativo” di Neil Pavitt, dimostra che nei soggetti che leggevano una metafora ad esempio ” il cantante aveva una voce di velluto”, attivavano le aree della corteccia sensoriale, che non si attivavano nelle mere descrizioni ” il cantante aveva una voce gradevole”. L’utilizzo della metafora è per il bambino fonte inesauribile di connessioni e inter-scambio con il mondo.

Il libro dei perché invece, non intende essere esaustivo sulle cause di fenomeni, ma presentare la realtà con una parola importante: altro. E’ come se Rodari dicesse ai bambini e ai genitori “è così, ma non è solo così! è così, ma è anche altro”. Questa esperienza della dimensione “ALTRA”, dell’alterità, spinge sempre il bambino a non esaurire la sua volontà di ricerca e il suo istinto di scoperta e a costruirsi forza e resilienza nel percepire che tra giusto e sbagliato non c’è una netta distinzione, ma tante facce di un processo inesauribile, che è il processo della costruzione personale di senso e significato.

Lo stesso “Libro degli errori” intesse un’apologia dello sbagliare come improvviso e non premeditato divergere verso nuovi orizzonti. In un lungo laboratorio con bambini stranieri di seconda generazione ad esempio una bambina mi chiese di poter riascoltare una melodia che avevo scelto una settimana prima. Si trattava di Ennio Moricone e della colonna sonora del nuovo cinema paradiso. Mi chiese ” Rimetti quella canzone di quando abbiamo colorato i personaggi fantastici e che rilascia il cervello?” Errare, errando.

Rilasciare, invece che rilassare. https://www.youtube.com/watch?v=57rIxnClafg&t=5s&ab_channel=CinefiloMoviebook. Un errore? Eppure non avrei saputo trovare verbo migliore, come se il rilasciare fosse un fare vagare la mente verso un altrove. Errare, errando!

Genitori, educatori, insegnanti, figure di riferimento pedagogiche non potranno mai deviare il corso degli eventi della vita in modo tale da avere la garanzia che quel bambino non soffra, non senta dolore. Potranno però con una pedagogia preventiva, fornirlo di strumenti personali ed interiorizzati di resistenza creativa nel vedere che se una cosa non funziona è possibile pensarla in altri modi, nell’avere fiducia nel piano b,c,d etc, nel percepirsi liberi. Educare alla speranza.

La meraviglia e la curiosità, fortemente connaturati allo stato d’essere infantile e alla dimensione bambina di ciascuno di noi, sono sempre in tensione con la gestione della libertà. E’ una grande responsabilità sapersi liberi, per questa ha immediatamente a che fare con la paura dell’errore, come “non è giusto fare così”. D’altro canto la gestione della libertà nel bambino, introduce i genitori alla responsabilità e al senso di colpa: ” e se non faccio abbastanza? e se sbaglia e soffre per colpa mia? potevo fare di più?

Rodari con “Il libro degli errori” getta un’ancora di salvataggio nel mare delle possibilità dei bambini. Sbagliando si impara non è infatti una consolazione magra, ma un’esperienza per prove e tentativi, in cui il bambino nel costruire il proprio mondo, costruisce la propria identità. E’ un imprescindibile momento di crescita l’errore.

Quando si parla di parent education, l’errore più grande che si possa fare è pensare che ci possa essere una scuola per fare i genitori. Genitori non si fa, si è. Ed esserci a livello educativo significa che il bambino esperisce un tempo non di quantità, ma di qualità in cui il genitore è presente. Quante volte siamo fisicamente presenti senza esserlo? E’ chiaro che la presenza educativa si scontra anche con la proposta educativa di valore: quali esperienze proporre? Come so-stare con il figlio in modo efficace? Quali favole leggere? Cosa vedere insieme? Cosa costruire? Mi diceva una mamma: ” parliamo molto nei gruppi dei genitori di lamentele, di palestre da consigliare, di negozi di vestiti, ma mai di problemi educativi”.

E’ come se ogni famiglia diventasse una monade silenziosa. Eppure è forte il bisogno di condivisione, di scambio.

Ogni stare insieme è relazionale, per questo non ci sono ricette pre-confezionate, ma solo consigli e suggerimenti. Non si può sempre pensare però di delegare alla scuola la formazione di un bambino, perché le esperienze a casa fortificano, consolidano o nel peggiore dei casi annichiliscono e deviano il percorso del bambino. Per questo dico sempre che, facilitate da un esperto, le esperienze di parent education, sarebbero più utili come scambio di idee sull’educativo, sul vivere e condividere la dimensione genitoriale. Che libro hai scelto per il tuo bambino? Come hai reagito quando si è presentato un conflitto? Quali dubbi di azione hai avuto?

In un colloquio con una coppia di genitori, una mamma mi disse che nella scelta di fare un figlio, non si erano mai confrontati con il compagno sull’educazione e continuavano a non avere dialogo e patto su cosa ritenessero importante o no. Una continua delega che portava nella coppia sofferenza oltre che nel bambino.

«La cosa più importante che i genitori possono insegnare ai loro figli è come andare avanti senza di loro».

In questo link potete trovare un semplice esempio di alcune poesie di Rodari lette dai bambini, con alcune scelte di attività laboratoriali semplici da fare con i bambini. L’utilizzo delle video-registrazioni diverte i bambini nel porsi in modalità teatrale e riguardarsi. Sono presenti anche alcune attività da riproporre.