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Archivio annuale 2019

Gli egonauti

Un viaggio immaginario prende il nome dalle famose figure mitologiche degli argonauti che partirono alla ricerca del vello d’oro. Gli egonauti viaggiano dentro se stessi interagendo con gli altri compagni e compagne di viaggio. Un passaporto fittizio scandisce le tappe. Ad ogni incontro viene assegnato un bollino di frontiera. Dieci stazioni tematiche. Apre ogni incontro uno stimolo letterario e narrativo presentato dalla traduttrice Fiamma Lolli. Successivamente i viaggiatori si intrecciano in laboratori filosofici. La prima tappa ci ha condotti in America Latina con il tema Amore / Tristezza abbiamo viaggiato e vagato sulle parole di Julio Cortazar, Eduardo Galeano e Gioconda Belli.

Siamo storie intrecciate.
Tre testi letterari. Qualche minuto di deserto per scegliere una parola o frase che risuonassero emotivamente. Dirle ad alta voce, cercare tra le compagne di viaggio affinità di questo richiamo. Costruire scene, assemblarle coreuticamente. La polifonia dell’espressione. La prima tappa degli Egonauti.
Siamo narrazioni condivise che sanno che il viaggio è appena cominciato, il viaggio non termina mai. Ricomincia subito.

Laboratorio filosofico: costruzione di scena corale ( la partenza)
In ascolto letterario

StranieRio- Rio Marina 29/08- 1/09

Dal 29 Agosto al 1 Settembre, sotto la mia Direzione Scientifica abbiamo invaso la Residenza ” L’Elba del Vicino” a Rio Marina per la Summerschool StrianieRio. Gli studenti si sono cimentati in lezioni mattutine, laboratori di videomaking pomeridiano, bagni in acque cristalline alla pausa pranzo, passeggiate astronomiche notturne ad inventare costellazioni inesistenti e favole che le legittimassero e ricamo collettivo in piazza con un’artista che intesse su tela storie. Della notte tacciamo :-). Grazie ai nostri fondamentali docenti: Luigigiovanni Quarta, Antropologo culturale dell’Università di Pisa e Massimiliano Gionti, videomaker.

Il tema

Chi è l’Altro? Lo straniero nella sua estraneità è un racconto oscuro,enigmatico,ambivalente. Vorremmo decifrarlo secondo le nostre categorie familiari, perdendo così la possibilità di un incontro polimorfico, costantemente dialettico. Vorremmo ridurre delle distanze che non fanno altro che accentuarsi. Che relazione si instaura tra identità e alterità? In che modo si riconcilia un’apparente negazione? Cosa ci dice l’altro di noi, mentre ci decristallinizza? Come ci feconda sostituendo la logica dell’aut-aut con quella dell’et-et? Chi è l’estraneo dentro di noi e quanto siamo disposti a farci visitare?