La Filosofia è ovunque e rende ogni evento più dialogico, partecipativo e meno auto referenziale. Dalla presentazione di libri, a quella di Festival, dai cafè philo alle mostre museali per approdare a progetti specifici per target ristretti pensati con il genius loci che partano da un bisogno per risolverlo in maniera creativa, il Filosofo riesce a progettare, in partenariato con enti culturali, interventi che abbiano come esito manifesto il valore aggiunto immaginativo del pensiero e creativo e riflessivo allo stesso tempo. Detto in altre parole, a potenziare una esperienza estetica, intendendo con estetica la radice etimologica di percezione.
Generalmente l’iter operativo segue due biforcazioni: la progettualità condivisa con l’ente culturale partner o la progettualità del Counselor Filosofico autonomo su committenza ( vengono chiariti preliminarmente i bisogni situazionali e si richiedono forme di soluzione creativa efficaci a dirimere il problema e raggiungere gli obiettivi fissati. Un esempio può essere all’interno di una biblioteca l’incremento del pubblico target di frequentazione, per un museo il coinvolgimento giovanile etc.) + l’ evento filosofico frutto del lavoro di progettazione.
Gli effetti sono sempre molto interessanti e il denominatore comune è la partecipazione diretta del pubblico con il suo coinvolgimento. Affinché ci sia coinvolgimento, ogni persona si deve sentire ” responsabile” dell’evento culturale e attore protagonista. Questa mia deontologia rispecchia fedelmente il mio modo di progettare, pensare e vedere la cultura, non come un contenitore che ci avvolge e contiene, ma come uno strumento pervasivo, che se indirizzati ad usare, può arricchirci e impollinare. La cultura dipende dall’apertura ricettiva del fruitore o dalla capacità comunicativa dell’operatore culturale? Entrambi, ma la ricettività del fruitore ha bisogno di una catalizzazione interessante e responsiva e il Filosofo è la risposta a questa esigenza.

